Tratto liberamente dalla canzone di Antonello Venditti, Notte prima degli esami, anche io ho deciso di mettere in discussione e a disposizione la mia esperienza nel settore della ricerca e della selezione del personale, per approfondire le criticità che possono emergere durante il percorso che porta i candidati alla tanto agognata assunzione.

Quindi, avete terminato i vostri studi? State per farlo? Ottimo!

Passo dopo passo vi troverete, immersi in questa giungla di offerte di lavoro a destreggiarvi tra contratti e proposte totalmente differenti, a spendere ore sui più gettonati motori di ricerca e social network per trovare la posizione più in linea con le vostre aspettative. In tutto ciò avrete una sola certezza: prima o poi dovrete affrontare un colloquio di lavoro.

 

Cosa succede a un colloquio di lavoro

Mi è capitato di trovare giovani spesso impreparati o spaesati durante un colloquio di lavoro nel quale, sicuramente, giocavano un ruolo principale le ansie generate dalle rappresentazioni che si hanno di questa particolare intervista, e dagli interrogativi più classici relativi al comportamento da tenere: cosa dire e non dire, come vestirsi e quali domande vengono fatte più di frequente. Candidati che hanno sicuramente ottime qualità personali e competenze da mettere in gioco, ma che vengono spesso frenati o penalizzati dall’emozione e dalla tensione.

 

Come affrontare un colloquio di lavoro?

 

1. Lo spazio

Il colloquio è uno step importante che vi troverete ad affrontare nel vostro percorso di selezione. Concetti come test, performance, prova ed esame evocano in qualche modo uno stato di agitazione, di ansia che potrebbe mettervi in difficoltà.

Trovo utile però operare un cambio di prospettiva, vedendo, invece, il colloquio come uno spazio vitale a vostra totale disposizione in cui mostrare all’intervistatore chi siete e cosa fate, spogliandovi di tutti i preconcetti che potrebbero bloccarvi. Si tratta di essere sé stessi e sapersi esprimere a proprio agio nella conversazione nella sua forma più semplice. In questo modo è possibile trasformare la prova in un’opportunità, trasformare l’ansia in energia da mettere in campo per giocare al meglio le proprie qualità.

L’effetto di questa ristrutturazione cognitiva è riscontrabile nel vissuto positivo dell’esperienza costruttiva del colloquio di lavoro che, indipendentemente dall’esito, sarà per voi un’ottima “palestra” per il mondo del lavoro.

 

2. Lo standing

Sembra facile a dirsi, ma è dannatamente difficile a farsi. La nostra tendenza naturale a presentarci nel miglior modo possibile, a volte, sa giocarci brutti scherzi. Uno in particolare, forse il mio preferito, è quello legato all’ideale del candidato modello, esattamente l’immagine che appare quando si prova a googlare la parola “colloquio”.

Ovviamente, l’intervista in questione si svolge in un contesto professionale, e come tale, ci si aspetta che il candidato osservi determinati standard per quanto riguarda l’espressione, il tono di voce, l’abbigliamento e la postura; ma soffermarsi eccessivamente su questi aspetti potrebbe privarvi della concentrazione per rispondere alle richieste dei recruiter, ed allontanarvi dal focus reale della valutazione.

Inoltre, ogni intervista che sosterrete, sarà differente dalle altre sia per quanto riguarda il contesto in cui verrete valutati, sia per quanto riguarda gli attori coinvolti, mettendo alla prova la flessibilità comportamentale di ognuno di noi.

Un po’ come diceva un vecchio scienziato del 1800:

“Non è una questione dell’essere l’ideale, ma di essere il più adatto”

 

3. Le domande

Forse uno degli aspetti più critici e terrificanti di un colloquio di lavoro, la domanda del recruiter viene spesso vissuta con ansia da parte di molti candidati.

È importante precisare che un colloquio di lavoro segue spesso il modello di un’intervista semi-strutturata e come tale, segue una traccia pre-impostata con lo scopo di esplorare aspetti specifici del percorso formativo-professionale del candidato. L’obiettivo è cogliere in una persona le qualità e le competenze che sono in linea con la posizione ricercata, e stimolare nel contempo la riflessione individuale circa le aspettative legate al futuro impiego (è davvero quello che sto cercando? Come questo lavoro risponde ai miei desideri?).

Le domande poste in sede di colloquio sono, in quest’ottica, bidirezionali: l’intervistatore scoprirà qualcosa su di voi, ma allo stesso modo quella conoscenza diventerà per voi accessibile, aiutandovi nel comprendere meglio voi stessi e le vostre necessità.

L’intervista semi-strutturata, inoltre, per sua natura non è altro che un modello, ma non è basata su una traccia standard e replicabile in ogni contesto; come risultato, anche il candidato ha il potere di gestire il ritmo e il filo del discorso. Invece di considerarsi semplici elementi passivi dai quali carpire informazioni, avete mai pensato di avere “il coltello dalla parte del manico”?

Hai voglia di condividere i tuoi dubbi e domande sui colloqui di lavoro? Contattami.

Michele Copelli

Michele Copelli

Psicologo | Educatore | IT & Digital Recruiter | Headhunter