Questo articolo è stato realizzato per il Politecnico di Torino, nell’ambito della Digital Career Week organizzata per il PoliTo.

I lavori più richiesti dal mercato del lavoro

Nel 2019 il mercato italiano del digitale è cresciuto del +2,1% (circa 72 miliardi), con un ruolo decisivo nella crescita per le componenti più innovative come IoT, big data, cybersecurity, piattaforme per la gestione web e mobile business. Insomma, l’informatica è un comparto trainante per l’economia nazionale (e globale) e, per chi sceglie di specializzarsi in questo settore, trovare occupazione non è affatto complesso: c’è molta richiesta e, assolutamente contro tendenza in un mercato del lavoro dove i candidati si fanno la guerra, i bacini di giovani informatici freschi d’accademia vengono letteralmente “cannibalizzati” dalla richiesta aziendale.

 

Decidere di trovare il lavoro giusto è una scelta!

Capita così spesso che i giovani professionisti si ritrovino ad essere selezionati da un’azienda e inseriti in un percorso che diventa il loro senza che l’abbiano in sostanza veramente scelto: il paradigma quindi per questa categoria si inverte e, più che “come trovare lavoro”, il tema diventa “come trovare il lavoro giusto”.

Il campo informatico è decisamente vario e le possibilità di occupazione sono altrettanto numerose: ci si può sviluppare come liberi professionisti, in aziende focalizzate sullo sviluppo di software o servizi IT per terze parti, oppure ancora entrare a far parte della divisione informatica di un’azienda (nel settore privato o pubblico).

Il lavoro giusto è fatto di tanti variabili, esterne e interne

 

Le variabili esterne nella scelta del lavoro

1. Struttura dell’azienda

Per quel che riguarda la struttura dell’azienda possiamo distinguere tra piccole e medie imprese (PMI) e grandi imprese. Ma quali sono, dal punto di vista lavorativo, le principali differenze tra i due ambienti?

Overview dei processi e flessibilità

Lavorare in una grande realtà è molto stimolante, spesso dà possibilità di sviluppo multiculturali, ma quasi sempre prevede ruoli e funzioni parcellizzate: questo porta all’acquisizione di una professionalità iper-specializzata e verticale. Al contrario, nelle PMI è possibile crescere molto in termini di visione sistemica e di comprensione del funzionamento globale dell’organizzazione e del ciclo di vita di un prodotto o progetto. Lavorare in una piccola azienda porta inoltre a maturare competenze che vanno al di là dello specifico “job title”: con meno risorse per ogni area aziendale, è probabile che ogni ruolo sia più fluido e che si possano gestire più attività e sviluppare quindi una professionalità più ricca e variegata.
Essere grandi, inoltre, implica avere una struttura gerarchica chiara e ben definita per mezzo di diversi livelli di burocrazia e procedure dettagliate, le PMI invece tendono ad avere meno complessità ed organizzazione a favore di procedure saranno snelle e veloci.

Autonomia e responsabilità
Nelle PMI i compiti sono divisi tra una forza lavoro inferiore per numero, ciò comporta che una sola risorsa si debba occupare di cose molto diverse tra loro e che la responsabilità di ognuno sia maggiore: con una minor gerarchia aziendale ogni persona ha un impatto diretto rispetto alle attività che svolge (servono grandi capacità di problem solving, creatività e di gestione della complessità). Nelle grandi aziende la struttura mitiga questa eventualità, distribuendo a cascata le responsabilità e generando dei processi di attribuzione dei compiti più chiari e definiti.

Successi personali
In una piccola azienda è più facile che salti all’occhio chi sta facendo attivamente la differenza nel raggiungimento degli obiettivi comuni e che i successi personali (o gli insuccessi, attenzione) vengano visti e notati da tutti. D’altro canto, in una grande impresa è più probabile che i successi siano misurati con maggiore struttura e chiarezza (KPI) e vengano pertanto opportunamente ricompensati.

Brand VS Informalità
Spesso le grandi aziende regalano il prestigio di lavorare per un brand noto e spesso hanno vision ambiziose e budget da destinare a progetti ispirati anche da valori molto alti. Per contro, la grande realtà può talvolta essere percepita come un ambiente dispersivo in cui inserirsi, più simile ad un grosso alveare che ad una casa. Nella piccola impresa invece, solitamente tutti conoscono tutti, management e direzione compresa, e vige un registro comunicativo meno ingessato e più conviviale: si ha più modo di confrontarsi e familiarizzare con tutte le persone che fanno parte della realtà, sviluppando relazioni significative.

2. Tipologia azienda

Lavorare in consulenza, e quindi su progetti “cliente”, è ben diverso che lavorare in un’azienda di prodotto, in cui invece si è centrati su attività interne. Le principali particolarità del lavoro in consulenza sono così riassumibili:

Pressione

In consulenza spesso si devono raggiungere obiettivi in tempi ristretti, con poche risorse e informazioni. C’è la necessità di gestire più attività in parallelo, spesso tutte importanti e urgenti, gestendo anche le relazioni con interlocutori diversi e le pressioni da questo derivanti (capo, cliente, stakeholder dei progetti, etc.).

Stabilità

La stabilità e gli orari fissi non sono caratteristiche che ben si sposano con la consulenza. Ogni progetto ha il suo ciclo di vita, i suoi alti e bassi, giornate scariche e giornate molto piene. Da un giorno all’altro può cambiare tutto: progetto, settore, città, gruppo di lavoro. Le abitudini e la vita extra professionale risentiranno inevitabilmente di queste variazioni e bisogna sviluppare competenze per gestire efficacemente il proprio work-life balance.

Trasversalità

La conoscenza che si sviluppa in consulenza, anche passando così velocemente da progetto a progetto e da settore a settore, è solitamente di alto livello. Ma per tempi e modalità, cambiando il focus lavorativo ad intervalli piuttosto regolari, non sempre in questo ambiente è possibile andare troppo a fondo alle cose e approfondirne ogni sfumatura. Capita quindi di arrivare a sviluppare una competenza molto vasta ma ad un livello medio di specializzazione.

Possibilità di carriera

Contrariamente a qualche anno fa, quando “fare carriera” voleva dire risalire la gerarchia della famiglia professionale di riferimento seguendo una strada ben definita, oggi, quando si progetta il proprio sviluppo professionale, si hanno molteplici ipotesi da valutare rispetto alle proprie inclinazioni, alle esperienze e competenze già sviluppate, alle opportunità all’interno della propria azienda e del mercato.

3. Percorsi di carriera (nel mondo IT)

Le tipologie di carriere più intraprese nel capo IT sono tre, divisibili in verticali e trasversali:

1. Carriera Tecnica. È il “classico” sviluppo di carriera verticale. Da junior si diventa intermediate, poi senior, fino a responsabile tecnico, continuando ad approfondire verticalmente le conoscenze e skills tecniche che ci rendono super esperti nell’operatività.

2. Carriera Commerciale. A partire dall’esperienza tecnica si sviluppano trasversalmente doti (es. skills relazionali, di gestione del tempo e degli obiettivi, etc.) e competenze specifiche che ci permettono di passare alla vendita del prodotto e allo sviluppo del mercato, in ruoli, ad esempio, da Presales o Commerciale Tecnico.

3. Carriera Gestionale. A partire dalla conoscenza tecnica si sviluppano doti gestionali (es. project management, gestione risorse e tempistiche, conoscenza di processo, capacità di analisi e stima, skills relazionali, etc.) e ci si muove trasversalmente verso una carriera dedicata al coordinamento di processi e risorse, ad esempio come PM o Delivery Manager.

Queste sono alcune tra le principali variabili esterne da considerare nella scelta consapevole della realtà IT in cui inserirsi. Per prendere una decisione calibrata però, è necessario confrontarle con le nostre caratteristiche specifiche, o variabili interne.

Quali sono le variabili interne? Scopriamolo nel prossimo articolo!