Capita spesso che, per i giovani professionisti IT in cerca di un percorso professionale, il vero tema non sia “come trovare lavoro”, bensì “come trovare il lavoro giusto”. Il campo informatico è decisamente vario e le possibilità di occupazione sono altrettanto numerose: come muoversi in questa grande variabilità? Nello scorso articolo abbiamo passato in rassegna le principali variabili esterne da analizzare quando si valuta un possibile lavoro, adesso è il momento di fare un punto su quelle interne.

Come funziona la soddisfazione lavorativa?

Nel creare la percezione di soddisfazione lavorativa, concorrono vari elementi e, attenzione: non sono gli stessi per tutti e non hanno tutti lo stesso costante peso.
Ognuno di questi, con la sua specificità e il suo peso singolare, si incontra e scontra con variabili oggettive del lavoro e variabili soggettive che attengono alla nostra persona.
La motivazione lavorativa è strettamente connessa ai nostri bisogni personali (per chi vuole approfondire legga qualcosa sui classicissimi Maslow e Herzberg).

In sostanza, siamo motivati professionalmente e riusciamo a trovare il nostro “flow” nell’attività lavorativa se i bisogni che noi sentiamo trovano una risposta negli elementi stessi del lavoro.

Primo step, dunque: conoscere e riconoscere i nostri veri bisogni. Come si fa? Il segreto è farsi le giuste domande sulle giuste dimensioni.

Le domande da porsi per riconoscere i propri bisogni

 

  • Limiti e vincoli personali: quali sono i fattori per me importanti adesso e su cui non posso scendere a compromessi? Zona di lavoro, orario di lavoro e tempo libero, qualità dell’equilibrio casa-lavoro e retribuzione sono solo alcune delle verticali che dobbiamo considerare nel cercare risposte a questa domanda.

 

  • Progetto professionale e ambizioni: dove mi vedo tra tre, cinque, dieci anni? Che tipo di professionalità voglio sviluppare e quali sono le condizioni che mi possono aiutare nel realizzare le mie ambizioni?

 

  • Interessi e valori: ci sono dei campi o delle attività che mi appassionano particolarmente? Ci sono, in questi campi, dei percorsi di sviluppo professionale in cui mi piacerebbe sperimentarmi? Sono affezionato a particolari tematiche valoriali che l’azienda porta avanti? Mi riconosco nella vision e/o mission aziendale.

 

  • Capacità e attitudini: quali sono le competenze (tecniche e personali) che sento di poter/voler valorizzare? Qual è il ruolo e l’ambiente che può consentirmi di farlo? Cercare di comprendere il proprio funzionamento può servire a individuare i percorsi professionali che sono maggiormente in linea con la nostra soggettività.

 

  • Profilo caratteriale: come “funziono” in date situazioni? Come reagisco allo stress? Quanto sono importanti le relazioni e un certo clima aziendale? Cosa mi motiva, personalmente?

L’equilibrio tra variabili interne ed esterne

Una volta fatto questo grande sforzo di auto analisi sulle variabili interne bisogna tornare a quelle esterne e “farle conoscere”: partiamo da noi e andiamo a confrontare i nostri “pillar” con le informazioni in nostro possesso sulla realtà che stiamo valutando.

E come reperire le informazioni, se non sono a disposizione?

Ancora una volta, chiedendo! In sede di conoscenza con l’azienda, indagare queste dimensioni per mezzo di domande specifiche ai referenti permette di avere chiaro se quella realtà può fare al caso nostro e, viceversa, se noi siamo “giusti” per quell’organizzazione. Permette inoltre, di stabilire fin da subito un canale comunicativo diretto e limpido con l’azienda e di settare delle aspettative reciproche verosimili e chiare.

Le domande giuste per trovare il lavoro giusto

  • Qual è la “giornata tipo” nell’azienda che sto valutando?
  • Com’è organizzato il flusso di lavoro?
  • Le sfide continue di una realtà di consulenza si sposano bene con la mia modalità di gestione dello stress?
  • Sono uno che rende bene sotto pressione oppure tendo a lasciarmi sopraffare e preferisco un contesto più quieto con una costanza e un ritmo di lavoro diverso?
  • Che prospettive di carriera ci sono in azienda?
  • Il ruolo che sto valutando prevede un lavoro quasi totalmente individuale, quanto è importante per me condividere la quotidianità e l’operatività con colleghi con cui mi trovo bene e con cui posso crescere?
  • L’azienda X mi offre questa cifra e mi dà una certa possibilità di sviluppo in termini di competenze e carriera, l’azienda Y mi propone la metà ma le prospettive di sviluppo sono molto più consistenti, cosa scelgo?

Non tutti (fortunatamente!) siamo fatti per desiderare le stesse cose e per definire le stesse priorità; nessun modo di esperire la realtà è più corretto di un altro; nessuna scelta è giusta in modo assoluto e nessuna azienda è migliore delle altre a priori: la scelta giusta si traduce nella scelta più funzionale in relazione a chi siamo in un dato momento.

La ricerca del lavoro giusto è un lavoro… che non finisce mai!

Quest’ultimo passaggio (“in un dato momento”) è fondamentale: quest’operazione di ricerca su se stessi non è una tantum ma va ciclicamente portata avanti nel tempo per tutta la durata della nostra vita professionale.
Noi non rimaniamo mai uguali a noi stessi, nel tempo cambiamo, cambiano le nostre priorità, i nostri bisogni e desideri, le nostre capacità e il nostro potenziale.

Continuare a farci queste domande (e a cercare le risposte più vere) è importante perché permette di avere chiaro quali sono le variabili per noi decisive nel raggiungimento della soddisfazione professionale e, conseguentemente, riuscire ad individuare quali sono gli ambienti e le professioni che possono favorire l’espressione sia delle nostre competenze tecniche, che della nostra individualità e predisposizione naturale.
È questo “matching” che ci consente di rendere al meglio, lavorare con trasporto e passione, ottenere più risultati con meno sforzo, e in ultima analisi, di essere professionalmente e personalmente appagati.

Il sentiero che ci conduce alla soddisfazione lavorativa non esiste, si costruisce camminando.